Dai salotti di Porta a Porta alla bacheca di Twitter: lo scontro Renzi-Salvini prosegue sui social

Dai salotti di Porta a Porta alla bacheca di Twitter: prosegue sui social lo scontro Renzi-Salvini

Erano andati a dormire, Matteo Renzi e Matteo Salvini, esortando i telespettatori a fare lo stesso. Ma all’indomani del famigerato scontro andato in onda a Porta a Porta, i due hanno proseguito il dibattito politico in una lotta senza quartiere. No, non nel salotto di Bruno Vespa, ma sui social e in particolar modo su Twitter, dove da ore l’hashtag #MatteoVsMatteo è di tendenza con oltre cinquemila tweet sull’argomento.

Lo scontro tv tra il leader di Italia Viva Matteo Renzi e il segretario della Lega Matteo Salvini è stato un confronto serrato durato un’ora e mezza. Giusto il tempo di sedersi, di ascoltare i convenevoli di Bruno Vespa e poi via al duello.

Tanti i temi toccati: dalla questione migranti al nuovo sistema pensionistico Quota 100, dal Russiagate alla presunta imposta sulle merendine. Alla fine dello scontro, registrato nel pomeriggio ma andato in onda in seconda serata, entrambi hanno rivendicato la vittoria: «Chi ha assistito ha commentato “2 a 0 per Salvini e palla al centro”» ha detto il leader della Lega. «Pensa un po’: a me invece dicono che è finita come Milan-Fiorentina di quest’anno a San Siro. Lascia giudicare a chi la vedrà», è la replica di Renzi.

Si preannunciava un faccia a faccia incalzante, e così è stato, grazie alle doti comunicative dei presenti in studio. Le aspettative del pubblico, dunque, non sono state disattese, ma la maggior parte del dibattito si è focalizzato sulle figure dei due leader, opposte ma speculari.

E la cosa, sui social, non è passata inosservata. A giudicare dalle reazioni, quasi ovunque si parla di un sostanziale pareggioTanta retorica e soliti slogan: questo è il bilancio, implacabile, della rete.

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L’agricoltura del futuro si sviluppa…verso l’alto! Il modello vertical farming

L’agricoltura del futuro si sviluppa…verso l’alto! Il modello vertical farming

Una soluzione inedita a un problema di assoluta importanza. Il vertical farming rappresenta la rivoluzione (sostenibile) dell’agricoltura urbana, poiché consiste nell’implementazione della produzione di cibo, con una minore occupazione del suolo.

Ma chi è stato il primo a ipotizzare l’esistenza di una coltivazione che si sviluppa in verticale? L’idea nasce dalle osservazioni di Dickson Despommier, docente di Scienze della Salute ambientale presso la Columbia University.

Partendo dai dati ONU sulla crescita della popolazione mondiale – saremo in 9 miliardi entro il 2050 – e focalizzando la propria attenzione sulla scarsità delle risorse alimentari (alla quale si aggiunge l’incidenza dei cambiamenti climatici) il Professor Despommier ha pensato che l’unica soluzione risiedesse nello spostamento delle coltivazioni dalla campagna alle aree cittadine, più precisamente…sui grattacieli.

È nata così la pratica del vertical farming. Oggi le vertical farm sono dei veri e propri centri di autoproduzione di cibo, all’interno dei quali vengono difatti create le condizioni ambientali necessarie per lo sviluppo e la crescita di piante e ortaggi. Sono presenti in tutto il mondo, da Singapore ad Amsterdam fino a Milano.

Ed è proprio a Milano che lo scorso maggio è stato presentato il progetto Planet Farms, il più grande e avanzato stabilimento di vertical farming in Italia e Europa. Destinata alla produzione di lattuga ed erbe aromatiche, la struttura sarà presto realizzata a Cavenago (provincia di Monza e Brianza) dove si estenderà per oltre 9.000 metri quadrati.

Questa vertical farm vedrà al suo interno un processo di crescita altamente innovativo e integrato che partirà dai semi fino alla realizzazione del prodotto confezionato. L’intero processo sarà interamente automatizzato, il che consentirà a Planet Farms di consegnare un prodotto puro e fresco al consumatore, che sarà il primo a toccarlo con mano.

A proposito di automazione: a dare un contributo decisivo alla messa in atto del progetto è 255hec, società di soluzioni per l’industria per la quale ci occupiamo di Content e Social Media management. 255hec sta curando lo sviluppo delle tecnologie necessarie al funzionamento dell’impianto e del loro coordinamento, sta progettando vere e proprie “macchine speciali” e software che controlleranno la struttura attraverso un sistema di sensori. Insomma: i concetti di Industria 4.0, Big Data e Cloud saranno alla base di ogni progettazione.

I benefici derivanti da questo nuovo orientamento saranno innumerevoli: dall’assenza di contaminazioni derivante dagli inquinanti gassosi presenti nell’aria a un risparmio di acqua pari al 90% rispetto alle coltivazioni normali, fino all’abbandono totale di pesticidi ed erbicidi. Il futuro dell’agricoltura è nelle città.

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Connessa, social e (molto) glamour: la Traviata del ventunesimo secolo è un’influencer che incanta Parigi

Connessa, social e (molto) glamour: La Traviata del ventunesimo secolo è un’influencer che incanta Parigi

Forse non tutti sanno che La Traviata di Giuseppe Verdi è in realtà la trasposizione teatrale di un romanzo, La Signora delle camelie, scritto da Alexandre Dumas – figlio dell’omonimo padre autore de Il Conte di Montecristo e de I tre moschettieri – nel 1848. E ancora, pochi sanno che entrambe le opere sono ispirate alla vita di una donna realmente esistita, Marie Duplessis, morta di tisi a soli ventitré anni dopo essere stata l’amante di Alexandre Dumas figlio!

La trama, per quanti non la conoscessero, è molto semplice: Violetta Valéry è una donna nota per la sua dubbia moralità, frequenta i salotti parigini, ha diversi amanti e si trova sotto la protezione di un celebre barone. Una sera conosce Alfredo Germont, un bel giovane di buona famiglia. I due ballano fino a tarda notte, fino a quando Violetta si sente poco bene – pochi sanno che in realtà è malata da tempo – e Alfredo le confessa di essere innamorato di lei. La giovane gli regala quindi una camelia e gli chiede di tornare quando sarà appassita. Ha inizio così la loro storia d’amore, romantica e passionale ma non priva di ostacoli, che si conclude con la morte di lei, stroncata dalla malattia.

E se anziché i salotti parigini dell’Ottocento Violetta frequentasse i party più esclusivi dei nostri giorni? Proprio in questi giorni La Traviata di Giuseppe Verdi riprende vita al Palais Garnier di Parigi in una nuova messa in scena a cura di Simon Stone – giovane stella del teatro europeo – che punta a dimostrare il valore senza tempo di quest’opera.

A dare voce alla celebre cortigiana è infatti, per la prima volta, una soprano sudafricana: Pretty Yende. L’artista interpreta una Violetta moderna che vive secondo le proprie regole, una donna che difende la propria libertà anche se il mondo la trova immorale.

Non solo, in questa nuova versione de La Traviata, Violetta è un’influencer, un’esperta del mondo digitale. Vive della propria immagine, delle proprie reti sociali, di internet. Sfrutta il bisogno di milioni di persone di seguire e amare un personaggio attivo sui social media, di uniformarsi a un determinato modello comportamentale.

Il regista Simon Stone si distingue dunque per un approccio molto fedele nei confronti dell’opera ma non per questo meno eccitante. La sceneggiatura potrebbe essere quella di una serie tv: tantissimi cambi di scenario, un ritmo incalzante e una lettura generazionale con tutta la gioia, la superficialità, l’ossessione per l’immagine e l’umorismo del nostro tempo.

Una Traviata atemporale, dunque, emozionante e vibrante per un pubblico (di oggi) che troverà tutto ciò che il pubblico (di ogni epoca) ha sempre amato del capolavoro di Verdi: l’ardore giovanile, la vitalità, le battute licenziose, lo scandalo, il dolore.

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Istruzioni per vivere responsabilmente

Istruzioni per vivere responsabilmente

Quali cibi mettiamo in tavola, com’è la nostra casa, quali speranze riponiamo nel futuro, quanto lavoriamo, quali sono le nostre priorità: è online il nuovo rapporto sull’economia, sui consumi e sugli stili di vita degli italiani di oggi redatto da Coop. Cambiano gli approcci all’alimentazione, alla politica, all’utilizzo dei media, agli investimenti. Tutto in favore dell’ambiente e dell’ecocompatibilità.

Complici i tre gradi di temperatura in più previsti entro il 2050, gli italiani adottano nuovi modelli di pensiero, modificando i propri comportamenti di consumo.

L’88% dei nostri connazionali fa la raccolta differenziata in modo meticoloso e il 77% utilizza elettrodomestici a basso consumo energetico. Tutti i prodotti (alimentari e non) che hanno una certificazione associata al tema ambientale registrano nei primi sei mesi dell’anno una variazione positiva: è il caso degli articoli bio, che continuano la propria inarrestabile e conclamata ascesa con un +4,6%.

La sostenibilità rappresenta dunque una componente fondamentale della reputazione d’impresa, in un contesto in cui la fedeltà viene messa ogni giorno a dura prova – l’87% dei cittadini abbandona sempre più spesso i programmi di fidelizzazione proposti dalle aziende – mentre quasi ovunque prevale la voglia di cambiamento: nove italiani su dieci ammettono di tradire il proprio marchio di fiducia mentre fanno la spesa.

In tanti sognano un’abitazione eco-sostenibile (55%), comprano sempre più spesso vestiti (13%) e cosmetici ecocompatibili (li predilige una donna su quattro) ma soprattutto scelgono di spostarsi limitando le emissioni inquinanti: quello delle auto elettriche è un mercato ancora di nicchia, ma la crescita si attesta a +148% rispetto allo scorso anno.

A farsi portavoce di questo crescente interesse verso nuove forme di mobilità – che si tratti di auto elettriche ma non solo – c’è anche il Gruppo energetico Repower, che da anni proclama il proprio impegno a favore del dibattito pubblico su un tema così sensibile, interpretando la mobilità elettrica in Italia non solo in relazione al contesto globale ma anche in funzione delle nuove abitudini sociali.

Dalla prima rete privata di ricarica per i veicoli elettrici all’app che identifica le colonnine di ricarica lungo tutto lo Stivale, passando per la panchina intelligente per la ricarica delle bici elettriche e la prima barca in Italia interamente full-electric: le iniziative di Repower e del marchio Homo Mobilis by Repower, per il quale ci occupiamo di social media marketing, ufficio stampa e content management, non fanno che confermare che il cambiamento è già iniziato.

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Il migliore Ostello del mondo? È anche il più bello!

Il migliore ostello del mondo? È anche il più bello!

State pensando di investire in un progetto alberghiero? Prima di buttarvi sul classico, potrebbe tornarvi utile sapere che gli ostelli sono la forma di ricettività che si è evoluta maggiormente negli ultimi anni, in Europa come nel resto del mondo.

No, non stiamo parlando di quelle strutture dall’atmosfera spartana predilette dagli amanti del backpacking più avventuroso (e low cost). Il moderno concetto di ostello ha poco a che vedere con l’idea che generalmente si tende ad avere di questa forma di ospitalità.

Al contrario, sempre di più si parla di strutture pensate con concept di design, in grado di rispondere alle esigenze di turisti non necessariamente giovani, con un livello di cultura elevato e un’interessante capacità di spesa, che propendono per questa soluzione tenendo conto di altri fattori oltre a quello economico.

Perché in fondo si sa, l’ostello è un posto che non ha viaggiatori solitari, ma è il punto d’incontro tra tutti questi. Soggiornare in un ostello significa condividere momenti di vita quotidiana con gente da ogni parte del mondo: dalla camera alla cucina, dalla televisione a una birra, da una serata alla storia della propria vita.

Quindi: sì alle cene internazionali, sì al barbecue sul rooftop, sì ai tornei beer pong con personaggi più o meno stravaganti. Ma solo se tutto ciò avviene in una cornice di qualità informale, in spazi di socializzazione curati, accessibili, funzionali.

A farsi portavoce di questo modello di ospitalità ci sono i ragazzi di Ostello Bello, per i quali ci occupiamo di curare i rapporti con la stampa (a proposito, date un’occhiata a questo articolo uscito oggi sul Corriere.it!) Eletto Miglior Ostello del Mondo (da Hostelworld) e Miglior Ostello di Milano (da Skyscanner), oggi questa catena conta otto strutture sparse per l’Italia e il Myanmar!

Condivisione, inclusione, apertura: questi i valori intorno a cui ruota la visione di Ostello Bello, che sta per inaugurare una nuova stagione di eventi, completamente gratuiti, con al centro musica, teatro, improvvisazione e racconti di viaggio. Dalle gare di Poetry Slam ai concerti di Tutti giù in Ostello fino alla stand up comedy di Comedy Special. Il nuovo palinsesto sarà a breve disponibile sul sito ufficiale di Ostello Bello, e a comunicarlo saremo noi di eos comunica!

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Risparmio e scelte finanziarie: sui social network si spende di più. Come evitare le “trappole emotive”?

Risparmio e scelte finanziarie: sui social network si spende di più. Come evitare le “trappole emotive”?

Sulle infinite possibilità offerte dai social network, alle aziende pubbliche e private – noi ne sappiamo qualcosa – così come alle persone, si potrebbero scrivere interi trattati di marketing e di sociologia. Una riflessione che invece si può condensare in poche righe riguarda l’importanza di utilizzarli con moderazione, soprattutto quando si tratta di spendere il proprio denaro.

Ad affermarlo, dati alla mano, è l’edizione 2019 del Charles Schwab’s Modern Wealth Survey, che mette in luce una sempre maggiore incidenza dei social network sulla vita e sulle scelte finanziarie degli utenti statunitensi.

L’influenza di volti noti, gli annunci pubblicitari e la possibilità di effettuare acquisti in app inducono le persone a spendere oltrepassando il limite prefissato e a farlo in maniera del tutto inconsapevole.

Secondo lo studio, più di un intervistato su tre – le percentuali salgono se parliamo di Millennials o di utenti della Generazione Z – ha dichiarato di aver speso più di quanto potesse permettersi per aderire a iniziative postate dagli amici sui social (feste, raccolte fondi, eventi sociali), solo per non restarne escluso.

Tre americani su cinque, poi, prestano maggiore attenzione al modo in cui gli amici spendono piuttosto che a come risparmiano. In che modo? Tramite l’osservazione delle foto postate sui social. Che si tratti di spiagge da sogno o di ristoranti alla moda, l’obiettivo è quello di capire come gli amici abbiano potuto permettersi esperienze così costose.

Ma se il nocciolo della questione fosse un altro? Davvero chi condivide qualcosa di ricercato o costoso è in grado di permetterselo? Torna così in auge il primo assunto della finanza comportamentale: le emozioni influenzano concretamente il nostro modo di gestire il denaro.

È un tema, questo, grandemente dibattuto ogni anno durante il Salone del Risparmio, il maggiore evento italiano dedicato alla finanza e al risparmio gestito, per il quale noi di eos curiamo l’ufficio stampa, i contenuti e la gestione dei social. Negli anni l’evento ha fatto luce con grande chiarezza sui fattori psicologici e sui risvolti emotivi delle decisioni finanziarie dei singoli e delle famiglie.

Come evitare dunque queste “trappole emotive”? Come assicurarsi che gli elementi irrazionali non prendano il sopravvento sulla consapevolezza in tema di pianificazione e impiego delle risorse? Vi aspettiamo il 2 aprile 2020 per una nuova edizione del Salone del Risparmio, nella giornata dedicata ai non addetti ai lavori, per discutere di questa e di molteplici altre tematiche quali previdenza, risparmio, consulenza finanziaria, investimento consapevole ed educazione finanziaria.

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Agosto, lavoro mio non ti conosco…

Agosto, lavoro mio non ti conosco…

Un uomo dice un sacco di cose in estate che hanno nessun significato in inverno. Ed è proprio per questo che è arrivato il momento di prenderci una pausa.

I nostri uffici rimarranno chiusi da lunedì 12 agosto fino a venerdì 23, quel tanto che basta per concederci la giusta dose di riposo e leggere quel libro che da tempo attende sullo scaffale.

E se per alcuni di noi il mare sarà l’elemento imprescindibile di questo breve intermezzo, per altri non sarà che un tratto di paesaggio in più, da ammirare da lontano.

Buone vacanze a tutti!

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In viaggio con WeWorld in Guatemala: 12 giorni, 3 giornalisti, il racconto sul campo di chi fa della cooperazione internazionale una scelta di vita

In viaggio con WeWorld in Guatemala: 12 giorni, 3 giornalisti, il racconto sul campo di chi fa della cooperazione internazionale una scelta di vita

Da Guatemala City a Huehuetenango, fino al cuore del Paese nelle comunità di San Miguel Acatan e Malacatancito. Questo il viaggio che abbiamo intrapreso con e per WeWorld Onlus, l’organizzazione non governativa di cui seguiamo la comunicazione da oltre due anni, al fianco di tre giornalisti del Corriere della Sera, di Sky Tg24 e MarieClaire, per conoscere e far conoscere le loro attività sul territorio.

Pur rappresentando la più grande economia dell’America Centrale, il Guatemala è tra i Paesi con i più alti tassi di disuguaglianza, con livelli drammatici di povertà – in particolare nelle zone rurali e tra le popolazioni indigene – e con alcuni tra i più alti gradi di malnutrizione cronica e di mortalità materna e infantile nella regione.

Le attività di WeWorld in queste micro-comunità consistono nel supportare una popolazione, principalmente di donne e bambini, alle prese con emergenze quali denutrizione, estrema povertà, migrazione (principalmente verso gli Stati Uniti), e danni alle coltivazioni a causa del cambiamento climatico. Parliamo di aiuti economici e distribuzione di prodotti agricoli per coprire le necessità alimentari durante il periodo di hambre estacional, di monitoraggio nutrizionale (antropometria), e consegna di incaparina (una farina fortificata dalle alte capacità nutrizionali), di realizzazione di workshop sulla nutrizione e la conservazione del suolo e di consegna di sementi di vari tipi di ortaggi per promuovere colture alternative che favoriscano una dieta differenziata.

Abbiamo attraversato il Paese in dodici giorni, abbiamo raccolto le testimonianze e i racconti di vita delle donne e dei bambini beneficiari e lo abbiamo fatto al fianco di Giulia, Valentina, Martina e Daniele, quattro ragazzi straordinari che hanno aderito al progetto dell’Unione Europea AidVolunteers dedicato al volontariato professionalizzante, insieme a David, responsabile Paese di WeWorld e ai tanti collaboratori e partner locali: persone dall’umanità, dal cuore, dalla dedizione e dalla gentilezza travolgenti, che hanno scelto di mettere a disposizione il loro tempo e la loro energia a servizio di una causa più grande!

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Sempre più nigiri, ma nel carrello della spesa: in Italia è boom di sushi corner!

Sempre più nigiri, ma nel carrello della spesa: in Italia è boom di sushi corner!

Viene consumato dal 96% degli italiani e il 28% della popolazione lo mangerebbe addirittura ogni giorno. Il sushi è (ormai) un fenomeno di massa. Ma da che cosa è stato favorito questo passaggio da moda…a media?

Secondo una ricerca condotta a giugno 2019 dall’Istituto Nielsen per conto del Norwegian Seafood Council il merito sarebbe non solo dei tipici ristoranti di cucina giapponese – per tutte le tasche e per tutti i gusti: dai puristi agli amanti della formula fusion – ma anche (e soprattutto) dell’ampliamento offerta di food-to-go nei punti vendita della grande distribuzione!

Secondo lo studio di Nielsen, da febbraio a maggio 2019 il 43% dei consumatori italiani ha acquistato del sushi al supermercato: al banco del pesce, nel reparto dedicato ai ready-meals, ma soprattutto nei sushi corner brandizzati (come Sushi Daily, cliente per il quale curiamo l’ufficio stampa e la pagina Facebook!).

Ma dove avviene la maggior parte degli acquisti? Ancora una volta la risposta arriva da Nielsen: le vendite si concentrano al Nord-Ovest, ma sono diffuse anche al Nord-Est e nel Centro Italia. I piatti preferiti? Quelli a base di salmone, scelti il 51% della popolazione, le cui vendite sono trainate principalmente dalla convinzione che il sushi sia una buona alternativa al fast food.

È giusto affermare, quindi, che il sushi sia uscito dalla nicchia dei ristoranti giapponesi per entrare nel carrello della spesa degli italiani? Assolutamente sì.

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Il Salone del Risparmio si prepara all’edizione 2020 e noi lo comunichiamo per l’ottavo anno consecutivo!

Il Salone del Risparmio si prepara all’edizione 2020 e noi lo comunichiamo per l’ottavo anno consecutivo!

Ebbene sì, per l’ottavo anno consecutivo saremo al fianco Assogestioni – l’associazione che riunisce le più importanti società di gestione del risparmio italiane – nell’organizzazione e la comunicazione del Salone del Risparmio, il più grande evento dedicato al risparmio gestito in Italia.

Proprio ieri a Villa Necchi, nel cuore di Milano, è stata presentata la nuova edizione del Salone, in programma al MiCo Milano Congressi dal 31 marzo al 2 aprile 2020.

Tra le novità annunciate finora, la scelta del nuovo hashtag: #SdR20venti, con cui d’ora in avanti si potrà interagire con il Salone sui principali social network.

Social media marketing, redazione di contenuti cartacei e digitali, gestione dei rapporti con la stampa, grafica: la collaborazione che da anni ci lega ad Assogestioni e al Salone del Risparmio si sviluppa in modo davvero trasversale.

E in quanto agenzia siamo senz’altro orgogliosi di aver contribuito, nel corso di questi anni, al raggiungimento dei molteplici traguardi di un evento che, ormai, rappresenta un punto di riferimento per tutti gli operatori del settore, dai risparmiatori, ai consulenti fino ai media specializzati.

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