Giornalismo, Podcast, ufficio stampa, AI: ogni mese, sul magazine di eos comunica, un protagonista del mondo della comunicazione racconta le sfaccettature di un settore in continuo divenire.
Gli inizi come collaboratrice di riviste come Focus e Gente Viaggi, poi la TV del Sole 24 Ore e infine l’incontro con quello che sarebbe diventato il suo grande amore: la radio. Questo mese abbiamo chiacchierato con Marta Brambilla Pisoni, da vent’anni giornalista di Radio Deejay e autrice del podcast “Bataclan – 10 anni dopo”.
Ciao Marta, tu che la vivi tutti i giorni, raccontaci: come sta la radio in Italia?
Per ora resiste, seppur bersagliata da nuovi media come i social, che in realtà non sono informazione. La radio è il mezzo più bello, diretto, efficace: schiacci un tasto e racconti un fatto, nudo e crudo. Può essere tenuta in sottofondo, ma permette anche un ascolto attento: è come un’amica che entra a far parte della tua vita.
Cosa ti piace del tuo lavoro?
Sentirmi sempre informata, al passo con l’attualità. Anche quando non lavoro e dovrei pensare ad altro, non riesco a non leggere giornali e guardare il TG. È un’arma a doppio taglio: cerco l’informazione ma al tempo stesso la subisco, perché anche dopo 25 anni di giornalismo non riesco a staccarmi emotivamente dagli eventi.
Cos’è per te Radio Deejay?
Ne ero fan fin da ragazza: era un sogno per me. Quando sono arrivata a Deejay noi speaker e conduttori avevamo tutti la stessa età: siamo cresciuti insieme, diventando come una famiglia.
Il tuo podcast, prodotto da One Podcast, racconta gli attentati al Bataclan di Parigi del 13 novembre 2015: cosa ti ha spinta a raccontare proprio questa storia?

All’epoca lavoravo a Euronews coprendo gli eventi francesi, e mi sono dovuta occupare degli attentati in modo approfondito.
Quel lutto collettivo mi è entrato nelle ossa: è stato uno degli avvenimenti che ho seguito in modo più intenso, per ore, coprendo passo passo le indagini.
Così, in occasione del decennale della strage, l’ho proposta come podcast: sentivo di voler raccontare questa storia in modo più approfondito.
Com’è stato cimentarsi con questo strumento diverso?
Trattandosi di una notizia di attualità, non ho trovato molte differenze rispetto al lavoro in radio e tv; ciò che cambia molto è il modo in cui si racconta.
Ho dovuto adattare il mio stile rendendolo più personale, far emergere gli aspetti emotivi, i sentimenti delle famiglie e dei superstiti. È quello che fa la differenza, perché permette di creare un legame col pubblico.
Come ti spieghi il successo dello strumento podcast?
Il podcast è perfetto per questi anni di disattenzione e multitasking. Permette di riascoltare, si può gestire in base alla propria soglia di attenzione; consente di fare sport, camminare, e decine di altre cose insieme. I podcast di notizie, in particolare, sono perfetti per soddisfare un fabbisogno veloce di informazione.
Ti piacerebbe raccontare altre storie in un podcast?
Sì, e sono ancora storie francesi perché ho molta familiarità con quel Paese. Penso al furto al Louvre, o alla drammatica storia di Gisèle Pelicot: ho avuto brevi scambi coi suoi figli, mi piacerebbe raccontare le vicende dal loro punto di vista.
Consigliaci un libro, film o altro prodotto culturale che consiglieresti per capire di più l’attualità
Vedere o rivedere “House of Cards”. Questa serie permette di capire davvero le dinamiche del potere ed è molto attinente a questa nostra epoca, fatta di molti personaggi di potere che hanno così tanto in mano delle nostre piccole vite.