Dai dati Audipress al caso Il Post: una fotografia su giornali, lettori e stato dell’informazione nel nostro Paese

Si parla spesso di crisi del giornalismo, informazione “mordi e fuggi”, contenuti clickbait e perdita di qualità. Ma è davvero così?

Per capire come stanno evolvendo i media in Italia bisogna partire dai numeri. Gli ultimi dati Audipress e Agcom raccontano un settore che sta cambiando profondamente, ma che non può essere liquidato semplicemente con l’etichetta di “declino”.

Meno lettori, ma non meno informazione

Secondo le più recenti rilevazioni Audipress, nel 2025 i lettori dei quotidiani sono diminuiti del 3,7%, scendendo sotto quota 10,9 milioni. Alcune testate, però, hanno registrato performance positive, come Il Fatto Quotidiano (+5%), Repubblica (+4%) e Corriere della Sera (+1,3%).

Il fenomeno non riguarda tutti i segmenti allo stesso modo. L’Osservatorio Agcom evidenzia infatti come i quotidiani locali soffrano maggiormente rispetto alle testate nazionali e come la contrazione interessi soprattutto la carta stampata. Parallelamente cresce il consumo di informazione digitale. Nel primo semestre del 2025 Internet è diventato il principale mezzo di accesso alle notizie, utilizzato dal 55,8% degli italiani, mentre la televisione è scesa al 43,2%. Il divario generazionale è sempre più evidente: tra i 25 e i 64 anni oltre il 63% degli utenti sceglie il digitale per informarsi, mentre gli over 65 continuano a preferire la televisione. Per i quotidiani cartacei si parla ormai di una vera e propria crisi strutturale: dal 22,3% di utenti che li utilizzavano come fonte informativa nel 2020 si è passati al 16,1% nel 2025.

Social, siti di news e motori di ricerca: dove nascono le notizie

All’interno dell’ecosistema digitale, i social network rappresentano oggi il principale punto di accesso all’informazione, con il 35,1% degli utenti. Seguono siti e app degli editori tradizionali (30%); e motori di ricerca (24,7%). Repubblica, Corriere della Sera e TgCom24 si confermano tra le piattaforme informative più consultate, in un mercato sempre più concentrato attorno a pochi grandi player.

Cinque trend che stanno ridefinendo il settore

1. La fiducia resta ai media tradizionali

Nonostante la crescita dei social come canale di accesso alle notizie, quotidiani e testate giornalistiche continuano a essere percepiti come le fonti più affidabili. La credibilità attribuita ai social media rimane significativamente inferiore.

2. Cresce la “copia replica” digitale

Sempre più lettori scelgono la versione digitale che riproduce fedelmente il giornale cartaceo. Oggi sono oltre 8,1 milioni, con una crescita del 6,6% rispetto all’anno precedente.

3. Gli abbonamenti tornano a funzionare

Le letture di testate disponibili esclusivamente tramite abbonamento sono aumentate del 9,7% per i quotidiani e del 7,6% per i mensili. Un segnale importante per la sostenibilità economica dell’informazione di qualità.

4. I social sono la porta d’ingresso

Sempre più spesso una notizia viene scoperta sui social e approfondita successivamente attraverso altri canali. La funzione dei social è quindi quella di intercettare l’attenzione e generare interesse.

5. Carta e digitale convivono

Alcune testate riescono a mantenere un equilibrio significativo tra lettori cartacei e digitali. È il caso del Fatto Quotidiano, che presenta una distribuzione particolarmente bilanciata tra i due formati.

Il caso Il Post: quando la qualità paga

Un esempio interessante arriva da Il Post, che ha recentemente pubblicato i risultati economici del 2025.

La testata ha registrato ricavi per 11 milioni di euro, in crescita del 22% rispetto all’anno precedente. Circa tre quarti del fatturato derivano dagli abbonamenti, mentre crescono anche attività complementari come eventi, podcast, newsletter e pubblicazioni editoriali.

Il dato è interessante perché mostra come oggi sia possibile costruire un modello di business sostenibile puntando sulla qualità, sulla credibilità e sulla relazione con i lettori.

Il giornalismo non è morto. Sta cambiando.

I dati raccontano una trasformazione più che una crisi. Chi continua a leggere le notizie tende infatti a farlo con maggiore attenzione, dedicando più tempo all’approfondimento e scegliendo fonti considerate affidabili. In questo scenario emergono alcuni elementi comuni ai progetti editoriali che funzionano meglio:

  • costruire una comunità di lettori, non solo un pubblico;
  • proporre contenuti di approfondimento distintivi;
  • utilizzare un linguaggio semplice ma non superficiale;
  • sviluppare prodotti complementari come podcast, newsletter ed eventi;
  • investire nella credibilità e nella reputazione del brand editoriale.

Il successo de Il Post dimostra come un giornalismo rigoroso e accessibile possa trovare spazio e sostenibilità economica. Allo stesso modo, testate come Il Fatto Quotidiano continuano a distinguersi grazie alla forza delle opinioni e dell’inchiesta giornalistica.

La sfida per i media del futuro

La vera sfida non sembra essere quella di aumentare semplicemente il numero dei lettori, ma di creare relazioni più solide con chi sceglie di informarsi.

Meno lettori, forse. Ma più coinvolti, più fedeli e più disposti a investire tempo e risorse in contenuti di qualità: per gli editori questo significa sviluppare ecosistemi informativi capaci di andare oltre il giornale tradizionale e costruire comunità attorno a valori, competenze e approfondimento.

Perché il giornalismo non sta scomparendo: sta cercando nuove forme per continuare a svolgere il suo ruolo fondamentale in una società sempre più complessa.

Cambiano i media, cambia la comunicazione.

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