Giornalismo, Podcast, ufficio stampa, AI: ogni mese, sul magazine di eos comunica, un protagonista del mondo della comunicazione racconta le sfaccettature di un settore in continuo divenire.
Questo mese abbiamo chiacchierato con Fabrizio Patti, giornalista della redazione economica del TGR Lombardia e volto di “Piazza Affari”, il programma quotidiano di informazione finanziaria su Rai Tre. Ci ha raccontato, tra le altre cose, perché il giornalismo finanziario è “bellissimo”, e perché – inaspettatamente – il Tg piace ancora, e non solo agli over 40.
Ecco cosa gli abbiamo chiesto.
Come sta l’informazione televisiva in Italia?
La televisione generalista ha dimostrato di avere ancora carte da giocare. Rimango sempre molto stupito, quando vado a parlare nelle scuole, nel sentire che anche i giovani vedono il TG. Soprattutto per determinate storie, viene ancora considerato una fonte a cui far riferimento, ad esempio per emergenze recenti come Crans Montana, nei fatti ad alto impatto emotivo e quando c’è confusione, perché aiuta a filtrare le informazioni e a orientarsi in momenti complessi.
Cosa ti appassiona del giornalismo economico-finanziario?
L’aspetto bellissimo dell’informazione finanziaria è che non si ripete mai, e uno stesso dato o fatto assume significati diversi a seconda del contesto. La sfida è prendere dati fattuali, come l’inflazione, e inserirli in una cornice che li spieghi: essere comprensibili senza perdere la qualità dell’approfondimento. L’Italia è agli ultimi posti nell’educazione finanziaria tra i Paesi OCSE, e noi come servizio pubblico abbiamo la responsabilità di contribuire alla crescita delle competenze economiche dei cittadini.
Come hai visto cambiare i media negli ultimi anni?
Un aspetto rilevante è la crescita dei podcast come mezzo di informazione di tre tipi: il podcast quotidiano, una bussola tra le tante notizie, basato sulla fiducia tra ascoltatore e conduttore, aspetto centrale nel giornalismo. Ottimi esempi su temi finanziari sono “Black Box” di Chora Media e “Market Mover” del Sole 24 Ore. Poi i podcast settimanali di approfondimento, come PDR di Daniele Rielli, lunghe interviste che spingono alla riflessione, o “La settimana phastidiosa” di Mario Seminerio, uno dei commentatori più acuti su fatti economico-finanziari. Infine, i podcast che sviscerano un argomento in diverse puntate, come la versione podcast del programma Rai “Eta Beta” su tecnologia e innovazione. Anche alcune testate sui social media – come Factanza– stanno diventando interessanti, per noi giornalisti, per capire come semplificare, senza banalizzare, argomenti difficili. Molti ragazzi si informano sulle piattaforme: bisogna farci i conti.
Come vedi il rapporto tra giornalista e ufficio stampa?
Un filo sottile che si basa su fiducia reciproca e trasparenza. Ufficio stampa e giornalista fanno mestieri diversi, occorre rispettarsi nei rispettivi ruoli. Questo significa non scavalcare l’addetto stampa sentendo direttamente la fonte, o non pretendere che smuova mari e monti all’ora di cena. I rapporti migliori sono quelli in cui noi giornalisti troviamo addetti stampa che conoscono le testate e sanno valutare la destinazione migliore di una storia. Ci sono storie perfette per una rubrica ma inutili per il tg. Mentre un approccio troppo “pushing” su comunicazioni “deboli” produce un filtro negativo che può ripercuotersi sulle proposte successive.
Un progetto che ti ha dato particolare soddisfazione, e un ambito che ti piacerebbe esplorare in futuro?

Sicuramente Piazza Affari, perché sento la responsabilità di essere ascoltato ogni giorno da persone senza specifico background finanziario: questo mi incentiva a prestare attenzione nella scelta di ospiti e contenuti per informare in modo chiaro, completo e non scontato.
Il sogno nel cassetto? Un podcast che valorizzi il nostro lavoro quotidiano sull’informazione finanziaria. Sono cresciuto col mito di Piero Angela, che ha arricchito enormemente la divulgazione scientifica italiana: sarebbe bello avere una cosa simile per l’economia.
Un libro o film che consiglieresti? “Breve storia dell’economia” di Giorgio Arfaras (Salani): una rarissima combinazione di sintesi e chiarezza su temi complessi, in poco più di 200 pagine.