A tu per tu con: Arnaldo Greco, autore tv e ideatore de ‘I Perdibili’. “La mia newsletter nasce per liberarci dall’ansia di dover vedere e leggere tutto”

Giornalismo, Podcast, ufficio stampa, AI: ogni mese, sul magazine di eos comunica, un protagonista del mondo della comunicazione racconta le sfaccettature di un settore in continuo divenire.

Quando gli abbiamo proposto questa intervista, l’autore televisivo Arnaldo Greco si è subito dato per perdibile: “siete sicuri che un’intervista a me sia interessante?”. Potevamo aspettarcelo dal creatore de “I Perdibili“, la newsletter che ogni settimana suggerisce non cosa leggere, vedere, ascoltare, ma cosa tralasciare senza paura di essere “out”.

Libri impilati sul comodino, liste inesauribili di film e serie tv. Toglietevi ogni senso di colpa, su tanti acclamati prodotti culturali possiamo tranquillamente passare oltre. “I Perdibili” è una terapia contro la paura di essere inadeguati, poco colti, poco informati.

Ecco la sua genesi, i consigli per imparare a perderci le cose in serenità e qualche “sconsiglio”.

Come è nata “I Perdibili”?

Siamo oberati dalla quantità di richieste di vedere, leggere, fare cose: i 5 libri, i 7 film, le 4 serie da guardare prima che vengano tolte dalle piattaforme…ma non c’è tempo di fare tutto. Ogni volta che leggo queste liste mi sento male. Così ho creato una newsletter dedicata a cosa possiamo perderci senza sensi di colpa. Non si tratta di prodotto necessariamente brutti, ma perdibili nel mare magnum di proposte.

Perché così tanti prodotti culturali sono considerati “imperdibili”?

Ormai ci sentiamo obbligati a mettere a frutto anche il tempo libero. Quando leggiamo un libro a cui abbiamo dedicato tanti giorni, non possiamo dirci che è stato tempo buttato: dobbiamo considerarlo imperdibile, perché oggi sprecare tempo è considerato un peccato capitale. 

Qual è il ruolo dei social media nella creazione di questa “FOMO” culturale?

Gli “imperdibili” sono nati con la possibilità di condividere sui social. Mentre prima se ne parlava con un gruppo ristretto di persone, ora bisogna raccontare di aver visto, o letto, il fenomeno del momento, esprimersi con un like, una condivisione; altrimenti sembra di aver perso tempo. 

Come ti spieghi il fenomeno in ascesa delle newsletter?

La grande trasformazione sta nell’essere diventati tutti narratori. Anni fa andavano di moda libri e diari che raramente venivano completati, perché non c’era nessuno a leggerli. Ora episodi minimi della vita vengono raccontati su social e newsletter, perché avere un pubblico, anche piccolo, crea maggiori aspettative.

Hai scritto il libro “E anche scrittore – Come ci siamo messi tutti a scrivere”: tutti scriviamo, in pochi leggiamo, però. Perché?

In realtà leggiamo meno libri, ma leggiamo tantissimo sui social. Si legge di più e si scrive di più, ma in modo diverso. Le generazioni passate scrivevano cartoline o poche lettere per tutta la vita. A un certo punto, però, abbiamo iniziato a scrivere tantissimo, invece di parlare: sui social, sulle newsletter, su whatsapp.

Pensiamo alle parole giuste per raccontare, commentare, esprimere emozioni. Non è per forza un male: però seguire così tanto l’attualità ci impedisce di leggere classici, antichi o recenti. Autori importanti di pochi anni fa sono fagocitati dalle novità, e anche di uno scrittore celebre si predilige l’ultimo libro piuttosto che il capolavoro uscito anni prima. Occorre ristabilire la gerarchia giusta e fare selezione. 

Consigli per perdersi le cose senza sensi di colpa?
Lasciar passare il tempo, perché poi tutto si ridimensiona. In questi giorni, con l’uscita del film, pare indispensabile aver letto Cime tempestose. Tra qualche settimana sembrerà una cosa di due anni fa. In generale, resistete alle novità e aspettate per capire se un “fenomeno” va davvero recuperato oppure no. 

Il tuo personale podio di film, libri, serie tv perdibili dell’ultimo anno?

Tra le serie, “It – Welcome to Derry” (il prequel del romanzo di Stephen King).

Tra i libri “James” di Percival Everett (vincitore del Pulitzer per la narrativa 2025): non perché sia brutto, tutt’altro. Ma non ha senso leggerlo se non si conosce Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain: prima di sviscerare l’attualità dovremmo recuperare certi classici.

Tra i film, “Dracula – L’amore perduto” di Luc Besson e il Frankenstein di Guillermo Del Toro: avevamo davvero bisogno di altri due film in cui scoprire che l’uomo non deve giocare a fare Dio, o che i veri mostri non sono i mostri? Nonostante l’abilità dei registi, temo che Dracula e Frankenstein siano ormai due miti che hanno detto tutto e, di conseguenza, la loro rivisitazione è perdibile.

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