A tu per tu con: Filippo Solibello, autore e conduttore radio-tv. “Viviamo una bulimia informativa: dobbiamo metterci a dieta mediatica”

Giornalismo, Podcast, ufficio stampa, AI: ogni mese, sul magazine di eos comunica, un protagonista del mondo della comunicazione racconta le sfaccettature di un settore in continuo divenire.

Questo mese abbiamo chiacchierato con Filippo Solibello, storico conduttore di Caterpillar su Radio Rai e ora di “Paparazzi” su Rai Italia. Autore radiofonico e televisivo, dagli inizi a Radio Popolare alle “incursioni” in nuove forme di narrazione come i podcast, Filippo è l’interlocutore perfetto per parlare di evoluzione dei media e di “dieta mediatica”.

Ecco cosa gli abbiamo chiesto. 

La radio, data per morta, sta tornando protagonista: come te lo spieghi?

Tra i mezzi tradizionali, la radio è quella che ha attraversato meglio la rivoluzione digitale, mentre altri, come i giornali o la tv generalista, hanno patito di più l’avvento delle piattaforme. Con l’arrivo dei podcast si sono create maggiori opportunità per tutti coloro che si occupavano di audio. Il palinsesto, prima di 24 ore, coi podcast si è espanso all’infinito, permettendo di produrre potenzialmente ogni tipo di contenuto, anche senza bisogno di un editore. Il sogno di una radio ancora libera e indipendente ha ricominciato a vivere, mentre le radio commerciali hanno visto appiattimento di proposta e identità negli ultimi 20 anni.

I media del prossimo futuro: cosa ci aspetta?

È un periodo interessante perché la parola d’ordine è ibridazione. Ci aspetta sicuramente un ampliamento delle opportunità, ma dobbiamo stare attenti alle concentrazioni nelle proprietà dei media, perché mettono a rischio l’indipendenza, libertà e creatività, e aumentano l’omologazione.

Qual è il tuo rapporto con le piattaforme social: alleate o nemiche dell’informazione?

Delle piattaforme social penso tutto il male. Non per come sono nate ma per ciò che sono diventate, dei centri di informazione e potere, in cui noi e i nostri dati siamo merce. A fronte di questa cessione di identità e preferenze riceviamo informazioni spesso inesatte, piegate alle logiche degli algoritmi e dei potenti di turno.

Il tuo ultimo libro si chiama “La dieta mediatica” (Cairo editore, 2024): perché dobbiamo metterci a dieta, e come?

Perché consumiamo contenuti mediatici in modo sregolato e dannoso per la salute. Fino a vent’anni fa c’erano meno contenuti d’informazione e riuscivamo a digerirli meglio. Ora viviamo una bulimia informativa che fa male agli individui e alla società nel suo complesso, peggiorandone il livello culturale e il benessere e riducendo la qualità delle nostre democrazie.

Nel libro presento una “piramide alimentare mediatica”, per ridurre questa bulimia informativa.

Sulla punta della piramide, i social come Instagram e Facebook sono gli zuccheri, da ingerire il meno possibile. TikTok è il “superalcolico” dell’informazione. Da non sottovalutare Whatsapp: anche quello in cima, perché crea una costrizione alla comunicazione che non ci fa bene.

Alla base, da ingerire a volontà: libri, giornali di carta, radio, musica dal vivo, cinema.

La Tv la mettiamo tra i grassi, che hanno funzione benefica (come l’olio d’oliva!), se consumati con moderazione;

Il progetto che ti ha dato più soddisfazioni?

Il programma TV che sto conducendo ora, Paparazzi: è un “Morning Show” in inglese (il primo della Rai). Parla dell’Italia a cittadini del mondo interessati al nostro Paese: dalla moda al design, dal cibo alla cultura. E poi Rumors d’Ambiente, il podcast* dedicato alla sostenibilità che conduco per Repower. Nella stagione 2025 abbiamo affrontato il tema del turismo – grande trend delle società occidentali – in modo pacato e riflessivo.

È davvero un piccolo regalo, di ascolto e ragionamento, perché un mondo sempre più complesso ha bisogno di ragionamenti complessi: a questo servono i podcast.

Un libro o film che consigli per approfondire un tema di attualità?

Quello che per me è il miglior libro italiano degli ultimi anni: “R4 – Da Bellancourt a via Caetani” di Piero Trellini (Mondadori). Partendo dalla storia dell’auto – la Renault 4 -, dove fu trovato il corpo di Aldo Moro, racconta 150 anni di storia. Un libro straordinario perché affronta la complessità della contemporaneità, mostrando come il presente sia figlio di storie lunghe e complicate, che vanno tenute in considerazione: il contrario dei social.

*Il podcast “Rumors d’ambiente” di cui parla Filippo nell’intervista, è una produzione a cura di eoscomunica. Per conoscere i nostri servizi relativi ai podcast, dal concept alla produzione, approfondisci qui.

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